Alambicco Dalla Vecchia primi 900

 

Parlare di grappe in quel di Malo è parlare dei Dalla Vecchia. Il cognome è tra i più diffusi nell'alto vicentino: qualcuno,e lo attestano documenti d'archivio ed araldici, dice che la famiglia originaria dei Dalla Vecchia sia di Venezia e che un componente della potente casata fosse stato esiliato al Tretto, in una " contrà" che ne prese il nome. Là sopravvive una costruzione, suggestivamente chiamata " il vaticano", che con le sue nobili forme denuncianti qualche pretesa artistica attesterebbe la potenza della " Famiglia".

Dal Tretto i Dalla Vecchia sarebbero scesi in Schio,San Vito di Leguzzano, Velo d'astico e Malo.

Nell'800 gli antenati del Sig. Attilio fondarono a Malo, laddove ancor oggi esiste un Bar "Dalla Vecchia" (di fronte al Duomo), la loro prima distilleria. Fino agli anni della Prima Guerra Mondiale in Malo vi erano più di 12 osterie che distillavano in proprio, senza dimenticare le fabbriche di Schio e San Vito di Leguzzano. All'epoca del Seconda Guerra Mondiale, oltre alla Distilleria Dalla Vecchia, possiamo elencare in Malo le Distillerie Cioccarello, la Sociale, la Angelo Dalla Via, la Guglielmo Romagna, la Bertoldo Luigi e, appunto, la Distilleria Dalla Vecchia Giovanni, emigrato dal colletto di Velo nel 1840 in Malo e fondatore,nel 1870, del primo alambicco da cui deriverà la fortuna e la storia di questa famiglia.

 

Speaking of cramps in that Malo is talking about Dalla Vecchia . The surname is one of the most popular Vicenza area : someone, and attest to archive documents and arms, says the family of the original Dalla Vecchia both Venice and a member of the powerful family that had been exiled to Tretto in a " Contrà ", which took its name. There survives a building, suggestively called " the Vaticano", which, with its noble forms complainants claim some artistic attest the power of the " Family" .

From the Tretto Dalla Vecchia should come down in Schio , San Vito di Leguzzano , Velo d' astico and Malo.

In 800 the ancestors of Mr. Attilio founded in Malo , where even today there is a Bar " Dalla Vecchia " ( opposite the Cathedral ) , their first distillery. Until the First World War in Malo there were more than 12 taverns distilling their grappa, not to mention the factories in San Vito di Leguzzano and Schio . At the time of World War II, in addition to the distillery Dalla Vecchia , we could list in Malo the Distilleries of Cioccarello  , the Sociale , the Angelo Dalla Via, the Guglelmo Romagna , the Bertoldo Lougi and, indeed, the Distillery'Giovanni Dalla Vecchia , who emigrated from the collar's Velo in 1840 in Malo and founder in 1870 of the first still and will result in fortune and history of this family.

SANTUARIO DI SANTA LIBERA e LA MADONNA DELLA MATERNITA'
La maestosa gradinata che sostiene il sagrato della chiesa viene eretta nel 1923 come ringraziamento alla Madonna per gli scampati pericoli della Prima Guerra Mondiale. Ogni gradino porta inciso il nome di coloro che hanno contribuito alla sua edificazione.
L’interno dell’edificio suggerisce la presenza di una stratificazione architettonica complessa. Negli ultimi decenni del Duecento è sede dell’antica pieve di Malo; nel Trecento la chiesa viene ampliata e alzata, le pareti dipinte con scene bibliche, poi cancellate nel Seicento. Durante il primo millennio si afferma il culto dedicato a Santa Maria, che diventa Santa Libera a partire dal Settecento.
L’edificio presenta alcune opere di particolare valore artistico: l’altare maggiore con la quattrocentesca Madonna con il Bambino in pietra, l’altare delle Stelle, o dell’Addolorata, rinnovato nel 1670, l’altare del Crocefisso del 1690 e quello di Santa Libera del 1730-1740, sede di un dipinto di grande importanza e rarità.

 

LA MADONNA DELLA MATERNITA'

Si tratta di una delle più antiche raffigurazioni della Madonna nel vicentino, risalente ai primi decenni del Trecento. Il pittore vuole rappresentare con una semplice posa la madre di Dio gestante, avvolta in una veste popolare, lievemente sproporzionata nelle braccia che avvolgono il ventre prominente. L’intento sembra quello di indicare la Madonna come liberatrice dai pericoli e dai dolori del parto. Questa è un’iconografia piuttosto inconsueta che risale ai culti pagani; il dipinto, in particolare, conserva memoria della Dea Madre, propria della religiosità longobarda. Nell’Ottocento il grembo della Madonna viene censurato, per essere in seguito ripristinato.

 

Madonna of maternity

It is one of the oldest depictions of the Virgin Mary in Vicenza, dating back to the early decades of the fourteenth century. The painter wants to represent with a simple pose the pregnant mother of God, wrapped in a robe popular, with a slight reduction of the arms that wrap around a pronounced belly. The intent seems to be to indicate the Madonna as a liberator from the dangers and pains of childbirth. This is rather unusual iconography that dates back to ancient cults; The painting, in particular, preserves the memory of the Mother Goddess, their religiosity Lombard. In the nineteenth century the womb of the Virgin Mary is censored, to be later restored.

 

Al lato della chiesa si trova un ampio spazio verde dove si erge un imponente Monumento dedicato ai Caduti della Prima Guerra Mondiale.

VIA  MUZZANA
Via Muzzana è una delle contrade più antiche di Malo. Nei documenti é denominata Calle Fangosa, probabilmente a causa dei frequenti allagamenti dovuti alle esondazioni del Livergon e del Proa.
La connotazione rurale di questa zona è tuttora percepibile dai grandi portoni degli edifici ad arco ribassato, che permettevano l’accesso ai carri agricoli, e dalle finestrelle dei sottotetti, un tempo utilizzati come depositi.
In via Muzzana si trova la settecentesca Villa Castellani Fancon(1), affrescata al suo interno e riconoscibile per la facciata neoclassica. Proprio di fronte è degno di nota il giardino della villa(2), in stile romantico, cui si accede tramite una cancellata liberty. Vicino al giardino si può osservare la chiesetta di San Francesco(3) edificata all’inizio del Cinquecento.

CHIESETTA DI SAN FRANCESCO (3) 
Accanto al giardino si trova la piccola chiesa di San Francesco. Viene edificata per volere di Francesco Muzan agli inizi del Cinquecento, probabilmente su un edificio gotico di più modeste dimensioni, e diventa punto di riferimento della vita religiosa degli abitanti della contrada che lavorano le sue terre.
La facciata è molto semplice: è costruita su un basamento di pietra e porta un’iscrizione con la committenza e la data. Ad eseguirla fu un architetto a noi rimasto ignoto che probabilmente era legato a Lorenzo da Bologna, operante in quel periodo a Vicenza.
Il campanile, di fattura gotica, nel corso dei secoli ha subito numerosi interventi. La canna è originale e risale al XV secolo, probabilmente contemporanea alla chiesetta preesistente a quella attuale.
L’interno conserva tracce di fasce decorative che risalgono al 1507. Sul pavimento ci sono due sigilli tombali, uno con lo stemma dei Muzan e uno con quello dei Castellani. L’acquasantiera proviene dal Santuario di Santa Libera; la tazza risale al Trecento e costituiva la fonte battesimale della pieve.
Significativo l’altare Seicentesco caratterizzato da un timpano in stile roccocò, sorretto da due colonne. La pala d’altare, realizzata in olio su tela, raffigura la Madonna con Bambino e Santi. Il tabernacolo è dei primi anni del Settecento.
Con l’arrivo delle truppe napoleoniche la chiesa funge da rifugio per i militari e in seguito viene abbandonata.
Sottoposta a restauro nel 1836 da parte della famiglia Castellani, è restituita al culto.

VILLA CASTELLANI FANCON (1)
COLLEZIONE PRIVATA MOTO GUZZI
Affacciata su via Muzzana si trova Villa Castellani Fancon, palazzo molto antico costruito sui poderi quattrocenteschi di proprietà della famiglia Muzan.
Francesco Muzan, un nobile lombardo, si trasferisce a Malo nel Quattrocento introducendo numerose innovazioni e particolari tecniche riguardanti l’agricoltura, l’allevamento del baco e la trattura della seta, a quell’epoca eseguita a livello familiare.
Agli inizi del Cinquecento i palazzi sono due, ma verso la metà del secolo vengono uniti e ingranditi. Dal Seicento la famiglia Muzan vive un periodo di lento declino dal quale non riesce a riprendersi. Gli ultimi discendenti scompaiono nel corso del Settecento e la famiglia Castellani, in rapida ascesa, a poco a poco acquista tutte le proprietà dei Muzan, compreso il palazzo. Nel 1775 l’edificio assume l’aspetto attuale, tranne che per la facciata a sud, rivolta verso la strada, che viene commissionata nel 1860 a Luigi Dalla Vecchia, ingegnere legato alla cultura neoclassica vicentina.
Subiti saccheggi in periodo napoleonico, occupazioni durante le guerre mondiali e danni causati da un incendio, nel 1977 viene acquistata dalla famiglia Fancon, che la sottopone ad un grandioso intervento di restauro.
Gli interni mostrano ancora nelle pitture e nei soffitti la bellezza di un tempo; ritratti e busti di uomini illustri la adornano. Le barchesse della villa ospitano una collezione di circa 250 moto Guzzi di proprietà del signor Ernesto Fancon. Si tratta di moto di serie che vanno dagli anni 1928 al 1960, usate, quindi tutte con una loro storia. Due pezzi testimoniano la continuità della produzione della Guzzi anche durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale: l’Alce e la Super Alce.
Di fronte alla villa una cancellata in ghisa permette l’accesso a un giardino romantico(2) progettato dall’architetto Antonio Caregaro Negrin. E’ concepito in un gioco prospettico di vialetti, acque e pareti rocciose, di dislivelli del terreno e fitta vegetazione che rispecchia l’ideale di una natura spontanea, libera da costrizioni. In origine il parco doveva essere abbellito e reso pittoresco da finti ruderi e padiglioni orientali, ideati dall’architetto, andati ora perduti.
Quattro erano agli inizi i broli della villa, zone di terreno coltivate ad alberi da frutto. Quello ora compreso nel giardino interno di epoca Settecentesca vanta ancora la presenza di peri, meli, susini ciliegi, viti di varie specie. Un secondo brolo, uno dei più antichi di Malo, documentato già nel Quattrocento e di cui mantiene le mura originarie, è fruibile al pubblico con entrata da via Porto. Proprio qui, dalla metà del Settecento, i Castellani intensificano alcune piantagioni; frutta prodotta con accurate selezioni, ma anche piante di gelso, le cui foglie servono da nutrimento ai bachi da seta. Sotto il porticato proprio i Castellani organizzano una delle prime filande di Malo.
Attualmente il brolo ospita un interessante giardino botanico a finalità didattiche dove sono state messe a dimora specie arboree in grado di tracciare la comparsa delle medesime sulla terra e, in epoca storica, caratterizzanti il territorio di Malo.
 

Si prosegue fino all’incrocio con via Cardinal De Lai e ci si trova proprio di fronte a palazzo Corielli(4), un tempo dimora padronale nonché sede di una filanda; una delle cinque di Malo. All’interno dell’edificio sono ospitati il Museo dell’Arte Serica e Laterizia e il Laboratorio Permanente del Giocattolo Scientifico “GiocoScienza”.
Proseguendo verso sud si giunge all’ingresso di Villa Zerbato Clementi(5), un insieme di costruzioni circondate da mura. Gli edifici che formano questo complesso risalgono a epoche diverse.
Di fronte all’entrata principale di Villa Clementi si trova via Macello, una stradina stretta da mura. Nel Quattrocento la zona é detta Lovara derivante dalla parola lupo, e rappresenta, probabilmente, il confine urbano con i boschi. Alcuni documenti, infatti, testimoniano la presenza di lupi, numerosi soprattutto nel tardo Duecento. Percorrendo via Macello e attraversando il ponte sul torrente Livergon si giunge alle pendici del Colle di Santa Libera e si entra nell’area verde detta Pracomón(6), striscia di terra che si estende tra il corso d’acqua e il dirupo.
Due sentieri portano dal Pracomón al Colle di Santa Libera, o Castello, visto che in epoca Medioevale vi sorgevano delle fortificazioni di difesa contro l’invasione degli Ungari. Il Castello inglobava anche la primitiva chiesa di Santa Maria, la più importante pieve della zona. Ora al suo posto si erge il Santuario di Santa Libera(7).
Da qui si scende in piazza Marconi(8), slargo sorto nell’Ottocento al posto di un campo arativo con alcuni filari di gelsi. In origine era detta piazza Maggiore, per distinguerla dalle altre piazze del paese. Sulla facciata di uno degli edifici che danno su di essa è posta una lapide in ricordo di Giuseppe Ciscato(9), noto astronomo qui nato nella seconda metà dell’Ottocento.
 
PALAZZO CORIELLI (4)
All’incrocio di via Muzzana con via Cardinal De Lai si erge il Settecentesco palazzo Corielli, un tempo proprietà dell’omonima famiglia.
Giuseppe Corielli si trasferisce in questo edificio alla fine dell’Ottocento portandovi l’attività di trattura della seta, già avviata qualche anno prima. Col passare degli anni la filanda viene ingrandita con l’aggiunta di nuovi stabili; l’attività continua fino al 1962. Recentemente l’opificio è stato trasformato in residence, ma conserva esternamente la struttura originaria.
La facciata del palazzo su via Cardinal De Lai è costituita da tre piani, sul secondo dei quali risalta una balaustra settecentesca.
La facciata posteriore, rivolta verso il torrente Livergon, è in stile neoclassico: vi emergono quattro semicolonne addossate al corpo centrale, tre aperture ad arco che si aprono su un bugnato gentile e un timpano triangolare con foro ogivale alla sommità.
Sono presenti molte decorazioni a stucco, uno scalone e dei portali in pietra, che testimoniano il livello sociale ed economico della famiglia proprietaria.
Il palazzo è sede del Museo dell’Arte Serica e Laterizia e del Laboratorio Permanente del Giocattolo Scientifico “GiocoScienza”.
Il museo mostra due delle attività più importanti per la comunità maladense fino al secolo scorso: la serica e la laterizia.
Nella parte dedicata alla serica sono presentati il baco da seta e il suo ciclo di vita. Sono esposti, inoltre, numerosi attrezzi e oggetti domestici che illustrano il modo in cui si usava allevarlo. Nell’ultima sezione sono raccolti una serie di strumenti e macchinari presenti un tempo all’interno delle filande di Malo e utilizzati per trarre la bava serica dal bozzolo dell’insetto e quindi per formare la matassa di seta.
Nella parte dedicata alla laterizia sono illustrate l’origine geologica dell’argilla e le sue tecniche di lavorazione che nel corso dei secoli sono state elemento caratterizzante dell'economia di Malo e dintorni. Completano l’esposizione alcuni attrezzi usati nelle fornaci di Malo, tra questi un tornio a piede, degli stampi e dei forconi in legno e un modellino di una fornace del '900 con forno Hoffmann.
GiocoScienza, ospitato al primo piano dell’edificio, offre invece la possibilità di visitare una mostra sul giocattolo scientifico i cui oggetti possono essere osservati, toccati e provati, e di partecipare a laboratori di costruzione giocattoli tramite i quali apprendere semplici leggi fisiche come la resistenza dell’aria, l’equilibrio, le onde sonore, le leve, l’attrito ecc. 

 


 

VILLA ZERBATO CLEMENTI (5) 
Proseguendo per via Cardinal De Lai, all’incrocio con via Grisi, si nota una piazzetta chiamata un tempo Piazzola. Qui sorge il complesso di Villa Zerbato Clementi.
In epoca medioevale il luogo sito tra il torrente Proa e il Livergon viene bonificato dai Benedettini e diventa sede di una fattoria agricola. Nel Seicento la fattoria è di proprietà del monastero femminile di San Domenico di Vicenza e successivamente passa in gestione alla famiglia Zerbato. Sul finire del Settecento Gaetano Zerbato progetta una fornace all’interno della fattoria, stipulando contratti per l’estrazione dell’argilla e per la costruzione di edifici adatti allo scopo. I figli, nell’Ottocento, ampliano le stalle, creano dei laboratori per la trattura della seta e ristrutturano la casa padronale. Il complesso alla fine dell’Ottocento passa in eredità alla famiglia Clementi. Dal 1976 la proprietà è comunale e attualmente vi è ospitata la biblioteca.
La villa si compone di varie parti che formano un complesso unitario di elevato valore storico-artistico. In origine tutto il perimetro del giardino era percorso da una cancellata in ferro e ghisa decorata in stile liberty, poi utilizzata, durante il fascismo, per scopi bellici.
Il nucleo più antico della casa padronale risale al Cinquecento. All’interno gli originali pavimenti in palladiana armonizzano con fasce e bordi alla veneziana e con soffitti a travi decorate, o ad intonaco con stucchi. Il salone denominato Sala Musica è un corpo aggiunto nella seconda metà dell’Ottocento, di stile neoclassico, con decorazioni parietali e soffitto decorato. La torre colombara è di origine molto antica; viene eretta nel X sec come baluardo di protezione, avvistamento e deposito provviste. Subisce nel tempo più trasformazioni fino ad assumere l’aspetto odierno. L’area verde, il brolo, è ridotta rispetto a quella originaria, ma ospita tutt’ora alberi da frutto antichi.

PRACOMÓN (6) 
Il nome rimanda a tempi antichi, quando i longobardi in questa zona allevavano i cavalli; in seguito viene adibita a pascolo per le greggi. Dal Duecento alla fine del Novecento qui si tiene la festa di Santa Croce, l’evento più importante nel territorio comunale. Durante la peste del 1630 una parte di questo terreno viene usato come camposanto, del quale oggi è scomparsa ogni traccia. Nell’angolo nord-ovest sgorgava una fonte perenne, valorizzata nel Cinquecentesco con l’aggiunta di un capitello dedicato a S. Rocco.
Questa zona durante Prima Guerra Mondiale diventa sede di trincee e gallerie di offesa e di resistenza nel caso in cui fosse ceduto il fronte del Pasubio.
Da qui due stradine conducono fino al Santuario di Santa Libera. Una è chiamata salita del Girón ed è attestata da mappe e documenti molto antichi, l’altra è la Via Crucis eseguita da Guido Cremasco, inaugurata nel 1952 e costituita da quattordici cappelle in pietra arricchite da altorilievi in bronzo che raffigurano la Passione di Cristo.

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